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Aci e Galatea, e, necessariamente, Polifemo. La dolcezza di un amore, la distruzione del fuoco e il frastuono della terra che trema.

Aci e Galatea, l'unione impossibile di un mortale e di una ninfa. Un amore che sfidò tutto, persino la furiosa gelosia di Polifemo...

La storia di Acireale si confonde con la leggenda dei Ciclopi e risale all'idillio dolce e sfortunato di Aci e Galatea, cantato da Virgilio e da Ovidio.


Il pastore Aci, figlio di Fauno e di una ninfa del Simeto, ama perdutamente la ninfa Galatea, figlia dei flutti, che, incantata dalle note del suo flauto, affiora dal mare per ascoltarne il dolce richiamo.

Anche il Ciclope Polifemo era innamorato di Galatea.

Un giorno il Ciclope, vede i due amanti teneramente insieme e spinto dalla gelosia strappa dall' Etna un enorme macigno e lo scaglia sul pastore.
L'armonia del flauto di Aci tace per sempre ma Galatea, affranta, prega gli dei affinche' il suo amante torni in vita.

Gli dei impietositi dalle grida e dal lamento di Galatea, trasformano il suo lungo pianto in un fiume ove si dissolve il corpo di Aci che e' cosi' per sempre unito alla sua ninfa nel mare ove il fiume sfocia.